13 agosto 2017

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SCELTE - un racconto

SCELTE

- Ottima scelta. Glielo incarto.
La commessa si allontanò con il suo fagotto, muovendosi sicura tra i manichini e i cassetti trasparenti, con le antine ben chiuse a chiave.
Matilde si guardò intorno, indecisa se seguirla o meno. Forse avrebbe dovuto aspettare lì? Si sollevò sulla punta dei piedi, dov'era la cassa? Ah, già. Le era passata accanto, entrando. Si mosse, calpestando idealmente la scia di profumo di fiori della ragazza.
Nel negozio i clienti si aggiravano furtivi, come se il solo fatto di aver deciso di entrare li rendesse riprovevoli agli occhi degli altri.
A Matilde questo non importava, non molto comunque. Ormai aveva fatto la sua scelta. Il problema, semmai, era che non si sentiva affatto diversa, eccitata o anche solo un po' sollevata. Era la solita se stessa, un po' esitante, infelice, avviluppata in una noia immotivata e solida come una ragnatela. Si domandò se non avesse fatto un errore mentre la commessa le rivolgeva un sorriso bianchissimo, il suo acquisto impacchettato in una graziosa confezione.
- Come intende pagare?
Matilde fece scivolare il manico della borsa dall'avambraccio alla mano. La posò sul bancone, aprendola. Un rivolo di sudore le bagnò l'occhio destro e lei si sistemò gli occhiali, lasciando una macchia opaca sulla lente che la fece lacrimare.
- Contanti - rispose, porgendo alla commessa la mazzetta compatta di banconote, tutto ciò che aveva in deposito, ritirato quella mattina presto. Dopotutto, quel denaro non le sarebbe servito più.
La ragazza annuì, liberò il fascio di banconote dall'elastico e le inserì in una macchina contasoldi. Il fruscio del denaro che veniva contato ricordò a Matilde un serpente a sonagli che aveva visto una volta, in un documentario. I serpenti la terrorizzavano. Eppure provava anche una specie di fascino mostruoso quando le capitava di vederli in tv. Forse era per questo che aveva scelto quel tipo di morte tra le tante proposte, alcune anche in saldo. O forse tutta la sua vita non era stata altro che un lungo percorso inevitabile, con ogni pezzettino messo in fila come mattoncini di un gioco per bambini perché arrivasse a quel punto.
- Grazie. Buona giornata - la commessa le consegnò lo scontrino.
Matilde pulì la lente sulla maglietta e prese il pacchetto. Era più pesante di quanto ricordasse. Si avviò verso l'uscita, poi ci ripensò e si voltò. La commessa manteneva inalterato il suo sorriso. Lei strinse il pacchetto contro il seno.
- E per... per il cambio?
- Una settimana. Ma vedrà, non ce ne sarà bisogno.
Matilde annuì e la ringraziò. Nessuno badò a lei mentre lasciava il negozio; attraversò di corsa la strada e, in breve, fu assorbita dalla folla.

22 giugno 2017

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ZAPPA & SPADA
Novità in casa Acheron e un concorso per voi

Immagino non ci speravate già più. 
Invece, dopo molto tribolare, la nuova grafica è pronta (quasi). Ho deciso di sostituire quella molto graziosa di Daydream design, con qualcosa che rispecchiasse davvero il tema del blog. Ché, lo sappiamo tutti, senza tema le storie funzionano solo a metà. 
Fatemi comunque sapere se il blog si visualizza correttamente o se riscontrate problemi, così che possa dare fuoco al pc ❤  

Finita la premessa, veniamo a noi.


Parliamo di fantastico italiano di un certo genere. Il (sotto)genere in questione è lo spaghetti fantasy, termine coniato da Davide Mana, Mauro Longo e Samuel Marolla e che, se avete qualche dimestichezza con lo spaghetti western dovrebbe, in un certo modo, suonarvi familiare.

27 maggio 2017

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NON ENTRATE IN QUELLA CASA - Breve tour delle case maledette in letteratura



Prima ancora della scoperta del fuoco, dell'invenzione della ruota e degli Dei, l'uomo ha cercato un luogo dove nascondersi, stare al riparo e riscaldarsi.

Dalle grotte alle palafitte, dalle capanne di paglia ai castelli, nel momento esatto in cui siamo scesi dagli alberi, e abbiamo visto che nella savana correvano bestie con troppe zanne e molta fame, ci siamo circondati di pareti, muri e reti che facessero da divisore tra noi e l'esterno. Un esterno che, soprattutto di notte, è da sempre carico di scricchiolii sinistri, sussurri e rumori striscianti.

“Casa” è quel guscio da testuggine che la natura si è dimenticata di darci, un gigantesco guscio di pietre e calcestruzzo con porte dai molti lucchetti posto come difesa tra noi e l'ignoto.

Al riparo tra le sue pareti, davanti al fuoco di un camino, ci sentiamo sicuri. Possiamo rilassarci, ritemprati dal calore della fiamma... Finché qualcosa, alle nostre spalle, non fa muovere una sedia o una tenda. Finché non sentiamo un ringhio sommesso provenire dall'angolo più buio della stanza.
Allora potremmo essere tentati di voltarci, con una torsione lenta per non cedere al panico, e potremmo scoprire che c'è qualcosa di molto grande e peloso e oscuro accucciato in quell'angolo; qualcosa di molto grande che sembra fissarci, con occhi che scintillano di rabbia e aspettativa, riverberando la fiamma che nel camino va, chissà perché, a poco a poco spegnendosi.

Se metterci in posizione eretta e scendere da un albero ci ha reso bersagli facili da predare, è anche vero che, da che abbiamo preso in mano una penna, la casa è diventata quel luogo in cui starsene contemporaneamente al riparo e in trappola.

I racconti dell'orrore migliori hanno sempre un edificio dal quale partire e nel quale ritornare, un porto-non-così-sicuro che è impossibile lasciare. Che crea su protagonisti e lettore una fascinazione occulta, una irresistibile attrazione.

Nel caso stiate pensando di cambiare dimora, lasciate pure che vi mostri le offerte più allettanti sul mercato letterario. Case che vi si offrono a un prezzo stracciato, purché siate disposti ad accettare qualche piccolo, piccolissimo, “effetto collaterale”.

Benvenuti nel (primo di N) tour delle case maledette in letteratura. Pulitevi le scarpe sullo zerbino, prima di entrare.

17 maggio 2017

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FIGLI RANDAGI - JOYCE CAROL OATES

"Dove stai andando, dove sei stata?"

Premessa.
Nelle ultime settimane il nome di Joyce Carol Oates si ripeteva con una certa frequenza sulla mia timeline di Facebook. Quando poi, qualche settimana fa, la Oates è risultata tra i vincitori del Bram Stoker Award 2016, mi sono detta che forse era arrivato il momento di ampliare le mie conoscenze letterarie.

Così sono andata in biblioteca, alla ricerca di un titolo che mi potesse dire, in poche pagine, il più possibile sull'autrice.

Avrei potuto prendere Acqua nera, che era disponibile e che risulta anche essere l'opera della Oates più suggerita nei gruppi di lettura che seguo.

Avrei potuto farlo ma, se si tratta di dover scegliere, sono quel tipo di lettore per il quale il racconto la spunterà sempre sul romanzo.

Inoltre, proprio perché volevo farmi un'idea generale dell'autrice, avevo il sospetto che Acqua nera mi avrebbe dato una visione limitata della sua narrativa.

Così mi sono decisa a portare a casa questa minuscola antologia di Joyce Carol Oates, edita da e/o, dal titolo Figli randagi.

Fine della premessa.

Cosa abbiamo in Figli randagi?

Sei racconti che parlano di adolescenza, di rapporti tra giovani e adulti, di scontri tra generazioni, di incomprensioni, di matrimoni esangui e sciupati, di bambini stuprati da un amore che diventa bisogno, possesso e odio al tempo stesso.
Micro-universi umani che la Oates fa schiudere sulle pagine con una prosa limpida e destabilizzante

3 maggio 2017

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LA COLLINA DEI CONIGLI - Richard Adams


Questo è uno di quei romanzi che, non fosse morto il suo autore, avrei probabilmente continuato a ignorare ancora a lungo.

Questo è uno di quei romanzi che “trascendono” il pubblico di riferimento. Narrativa per ragazzi, certo: è così che nasce ed è così che viene venduta la storia di Moscardo e compagnia, ma fossi in voi non mi fermerei alle necessità di catalogazione.

Questo è uno di quei romanzi che, una volta letti, si fermano nel cuore e nella testa di chi legge. Non se ne scappa. Per quanto vogliate togliervi di dosso la pelliccia, ne resterà un pezzetto incollato da qualche parte. E Watership Down sarà per sempre la vostra casa.
"Tutto il mondo sarà vostro nemico. E chi t'acchiapperà, t'ammazzerà, Principe dai Mille Nemici. Però prima dovranno pigliarti." [La collina dei conigli, Richard Adams, trad. Pier Francesco Paolini, Bur, 2015, pag. 34]
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26 aprile 2017

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L'OCCUPAZIONE – Alessandro Sesto


Prendete una sera qualsiasi. 
Siete sul divano, un occhio alla tv, uno al cellulare. Mentre vi guardate la replica di Cuochi infami, il programma è interrotto da una breaking news. Qualcuno, dice la giornalista che sembra tesa ma non troppo, ha occupato il vostro paese. Di più non si sa, per cui si dà spazio alla voce della gente, con interviste a persone che ne sanno meno dei reporter sparpagliati per la capitale.

Come da buona abitudine, ammutolite la tv e cercate su Google, Twitter e Facebook notizie più sicure. Non le trovate. O, meglio, ne trovate tante, tutte discordanti. Alcuni siti parlano dell'occupazione come di una bufala, altri sostengono che sia il vostro paese ad aver occupato un altro territorio. Su Facebook i vostri contatti si suddividono tra sostenitori dell'una o dell'altra tesi, che si ramificano e si danno battaglia a colpi di molotov virtuali. Gli account Twitter dei complottisti sono impegnati in elaborate dietrologie da 140 caratteri l'una. I fact checker si ritrovano i cervelli in crash.

In tutto questo, voi sbadigliate, pubblicate il video di un gattino che suona l'arpa, vi godete i like e le condivisioni, vi grattate una natica, scambiate qualche battuta sull'occupazione, cambiate canale finché non imbroccate una vecchia e disagiata rete che dell'occupazione sa niente e trasmette un western erotico. Vi appisolate certi che, comunque vada, questa cosa dell'occupazione non sia poi così importante per voi. “'Sticazzi” è l'ultimo commento coerente, prima che cominciate a russare.

Nella sua prima prova sulle lunghezze narrative, Alessandro Sesto mette in scena una distopia che tra psicologia, sociologia, filosofia e narratologia (e magari ho dimenticato qualcosa) analizza cosa succede alla storia e al raccontare in un mondo di verità liquide
Dove nulla di ciò che accade è certo.