3 giugno 2016

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CIÒ CHE DIO UNISCE, Sacha Naspini - Recensione

Vorrei dire: "Ti amo". Vorrei dire: "Stronza, adesso sei contenta?" [Sacha Naspini, Ciò che Dio unisce, Piano B edizioni, 2014, p. 130]

Con colpevole ritardo, permettetemi di rubarvi qualche minuto per parlarvi di nuovo di Sacha Naspini (autore di I Cariolanti che se non avete letto io vorrei proprio sapere che state ancora aspettando) e del suo ultimo romanzo, Ciò che Dio unisce, edito da Piano B edizioni.


Un romanzo che parla di matrimonio, di amici e di rancore. Del piacere cattivo degli scherzi, che nascondono sempre un tot di voglia di punire e di liberarsi l'anima dal senso di onnipresente fallimento.

Per cominciare, indossate il vostro vestito migliore, scarpe belle comode e un sacchetto di riso come augurio di prosperità; ecco, arriva l'auto della sposa, fate silenzio: Marta e Michele stanno per sposarsi.

Lei, Marta, ragazza della borghesia più striminzita, cantante per un gruppo rock di discreto successo. Una ragazza qualunque, carina, con l'aspirazione di una vita semplice e la possibilità di dare ai propri genitori un po' di tranquillità. 
Lui, Michele, ragazzo con un bel po' di problemi ma nulla che il denaro e la miopia di chi non riconoscerebbe un disagio psichico neanche se ci cadesse dentro, non possano risolvere. E di denaro Michele ne ha parecchio, tanto quanto basta per decidere di mettere su una famiglia e viverla in una villa enorme, in campagna, al riparo dalla città. Una villa ipertecnologica, con un impianto di sicurezza sofisticato e finestre blindate. Perché l'umanità è bella, ma non ci vivrei. 
Marta e Michele stanno per sposarsi, dunque. Stanno per vivere il giorno più bello della loro vita, perché è così che ci vendono da sempre il matrimonio. Un giorno fatto dei baci di parenti che non vedrai mai più, e il rito, e il male ai piedi, e la stanchezza, e i brindisi, e le foto, e i sorrisi quando tutto è finito. Lacca sui capelli che verrà via solo al terzo shampoo e vestiti che finiranno in un sacco nell'armadio, cadaveri di stoffa ammorbati dalla canfora.
D'un tratto mi sembra tutto grottesco: inscenare la bella vita, per un giorno soltanto. Il volo del tacchino. [Sacha Naspini, Ciò che Dio unisce, Piano B edizioni, 2014, p. 44]

Titolo. Ciò che Dio unisce
Autore. Sacha Naspini
Editore. Piano B
Collana. Avantiveloce
Anno. 2014
pagine. 160
prezzo. 14 €
Finita la festa, Michele e Marta hanno deciso che trascorreranno la prima notte di nozze nella villa, nella loro villa; un po' di pace prima della partenza, il giorno dopo, per il viaggio di nozze. Quello che invece Marta e Michele trovano, arrivando a casa, non è la tranquillità coniugale ma un salotto invaso da palloncini e da altri scherzi innocenti che li terrà impegnati per tutta la notte, e li porterà a scoprire tanti piccoli segreti che né lui né lei avrebbero mai desiderato rivelare. 
E l'unico modo per uscire da quella casa, improvvisamente trasformatasi in una trappola, è accettare di giocare.

Ciò che Dio unisce è una "Guerra dei Roses" senza Danny De Vito che ne stemperi lo spirito nero. Una storia che mette assieme un crescendo di colpi di scena e violenza che porta il lettore a leggere una pagina dopo l'altra senza avere il coraggio di fermarsi e, allo stesso tempo, senza avere il coraggio di andare avanti. È una corsa a cavallo, col cavallo che dal trotto si lancia al galoppo e imbizzarrisce senza che possiate fare nulla. Se non cercare di non essere disarcionati.

I PoV (punti di vista) di Michele e Marta si alternano durante la narrazione (così come accadeva per un altro romanzo di Naspini, I sassi, e prima o poi ve ne parlerò), portando il lettore a una curiosa dissociazione, facendolo parteggiare prima per l'uno poi per l'altra (e viceversa) mano a mano che le piccole bugie, i silenzi e le prove che a prima vista sembrano tanto schiaccianti non vengono "rilette" dall'accusato.
Di colpo vedo tutto limpido: questi ultimi trentatré anni, i movimenti che ci sono stati. Un lungo sferragliare, e io che sono un passeggero arreso, che si lascia trasportare via. [Sacha Naspini, Ciò che Dio unisce, Piano B edizioni, 2014, p. 21]

Come già in I sassi (e devo decidermi a scriverne questa benedetta recensione), i silenzi "a fin di bene" sono la colpa principale di cui si macchiano i protagonisti in Naspini: il taciuto, anche quando serve a celare una sorpresa, porta a sospetti e incomprensioni che si gonfiano come le acque di un fiume, finché non se ne viene trascinati via, in quella cateratta che è il finale come sempre privo di pietà e di una facile consolazione.

Un finale che sarebbe stato buono anche così col buio in sala. Ma se non dovesse bastarvi, se siete di quelli che vogliono una spiegazione a ogni costo, nell'epilogo, affidato al pov dell'Amico, qualche cosa viene chiarita, il rancore (negato ma palese) si mostra con tutta la sua forza e il sospetto che lo scherzo sia qualcosa di più di una semplice goliardata, che al di sotto ci fosse in realtà il desiderio, il bisogno, di punire i neo sposi si fa strada nel lettore e non se ne va più via.
Il matrimonio di un amico d'infanzia è qualcosa che ti manipola da dentro. [Sacha Naspini, Ciò che Dio unisce, Piano B edizioni, 2014, p. 135]


Un romanzo che viene facile immaginare proiettato su un grande schermo; una commedia nera che lascia un vago senso di malessere poco al di sopra del diaframma, mano a mano che i sottili fili di seta che legano azioni apparentemente innocenti portano alla catastrofe, scritta come al solito con uno stile schietto e da puro Narratore con la N maiuscola quale Naspini è.  

E, insomma, se state per sposarvi una leggiucchiata gliela darei. E passerei la prima notte di nozze in albergo, tanto per stare tranquilli.

Buone letture ♥

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About. Appassionata lettrice, nonchè abituale frequentatrice di mercatini, biblioteche e altri luoghi polverosi, vado a caccia di libri muffiti e storie dimenticate. Ho scritto per Kipple, LaPiccolaVolante, Hypnos, Altrisogni e DelosDigital. Mi occupo di narrativa (di genere e non) e delle stranezze del passato.
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7 commenti:

  1. Fantastico, mi hai conquistata! Da amante della Guerra dei Roses (e soprattutto di De Vito), non posso non aggiungerlo alla wish.

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    1. Ho condiviso la tua recensione sulla mia pagine facebook (https://www.facebook.com/otiumentis/), spero non ti dispiaccia. :D

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    2. Ciao Otium, non mi dispiace affatto, anzi XD
      E ti dirò, Naspini ormai è una garanzia (almeno per me): tre romanzi letti, tre belle letture. E capita raramente. Il prossimo in lista è Le nostre assenze. Ti farò sapere. :3

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  2. Non ho intenzione di affrontare un matrimonio, dopo questa recensione meno che mai XD Ma! Pare veramente imperdibile *__* Soprattutto se scorre e mantiene alto il livello della suspense, come mi pare di aver capito.

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    1. Ciao Glò, eh, in effetti potrebbe portare ad atroci ripensamenti. Sai cosa succede in questo romanzo? Che hai la sensazione, leggendolo, di avere le mani davanti agli occhi (come fanno le persone decisamente impressionabili quando vengono trascinate a vedere un film dell'orrore) perché vuoi leggere, andare avanti, ma hai anche paura di farlo. è un crescendo.
      E, se riesci a recuperarlo, segnati I cariolanti che al momento resta il mio preferito di Naspini.

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  3. Quando passo da te trovo sempre libri nuovi che finiscono immancabilmente nella wish list. Sei dannosa, sappilo! :P

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    1. :P Credo che la dannosità sia reciproca XD Preparati perché tra un po' ne arriveranno altri da segnare sul listone.

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